A Roma per chiedere un’Europa a più velocità

epa04456094 An exterior view of the European Parliament and flags in Strasbourg, France, 21 October 2014. EPA/PATRICK SEEGER

Nel secondo articolo di Eureka di marzo parlliamo del concetto di “Europa a più velocità”, rimarcando il ruolo dei cittadini europei nella giornata del 25 marzo.
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A inizio febbraio, la Cancelliera tedesca Angela Merkel è ritornata su un tema caro a molti federalisti, affermando che «la storia degli ultimi anni ha insegnato che ci potrebbero essere differenti velocità e che non tutti devono partecipare a tutte le tappe dell’integrazione europea». Qualche giorno dopo, la stessa Cancelliera ha precisato che le diverse velocità esistono già, che l’Eurozona non potrà dividersi e che gli Stati che vi appartengono dovranno continuare a correre sugli stessi binari. Ad oggi, questo possibile scenario prospettato da Merkel ci appare vago e deve ancora essere definito in ogni sua parte. Solo quando questo accadrà potremo reputare soddisfacente o meno questo possibile cambiamento.

Fra gli altri aspetti che definiranno la proposta tedesca, sarà importante che il processo di integrazione differenziata non diventi una divisione fra Stati di Serie A e Stati di Serie B, dove i Paesi della prima fascia decidono chi deve stare nella seconda, ma anzi dovrà essere una differenziazione fra chi autonomamente decide di mirare a una maggiore unione e chi invece vorrà restarne fuori, ma con la possibilità di modificare la propria posizione senza essere emancipati permanentemente dall’una o dall’altra fascia.

Nel frattempo, possiamo valutare le prime buone notizie che ci giungono e che ci devono far sperare. Innanzitutto, non è irrilevante il fatto che la proposta arrivi da Frau Merkel e quindi dallo Stato che finora più ha pressato per il mantenimento e il rispetto assoluto della situazione attuale. Se anche Merkel arriva a proporre tale novità, forse significa che anche il governo tedesco si è reso conto che il perpetuo stallo conduce l’Unione sempre più verso la sua fine. Inoltre, la Cancelliera ha anche precisato che una definizione di questa eventualità potrà uscire già dal vertice del 25 marzo a Roma. Questo secondo aspetto rappresenta per noi un minuscolo ma importante messaggio che ci giunge da un Capo di governo: il 25 marzo non si dovrà andare a Roma solo per celebrare i 60 anni dei Trattati, ma si dovrà farlo per chiedere ai Capi di Stato un deciso rilancio contro nazionalisti ed eurofobi. Tutti sappiamo che il 2017 sarà un anno determinante, nel quale potremmo vedere l’Europa sgretolarsi e i nazionalismi innalzarsi. Proprio per questo motivo, il 25 marzo è bene prendersi la responsabilità di andare a Roma a manifestare il nostro dissenso verso la situazione odierna, a dire che questa non è la nostra Europa e a dimostrare ai governatori nazionali che esistiamo anche noi cittadini europei, che appoggiamo e che chiediamo azioni di rinnovamento dell’UE.

Probabilmente, l’Europa a più velocità non è ciò che ognuno di noi sogna, ma, ai fini del nostro obiettivo, non possiamo ostacolare la proposta di Frau Merkel in principio. Dobbiamo supportarla, affinché diventi concreta e favorisca l’aumento di integrazione, in prospettiva, ovviamente, federale. Così, sarà determinante che il 25 marzo il popolo europeo scenda nelle strade della Capitale per sostenere ogni proposta che può aprire spiragli di novità nell’intricato e stagnante quadro europeo. Non basterà sfilare per vantarsi dei risultati che l’Unione ha raggiunto in questi 60 anni, ma dovremo anche chiedere una nuova Europa, che abbia il coraggio di compiere quei salti in avanti di cui i suoi cittadini hanno urgente bisogno.  

 

Autore: Andrea Zanolli