Presa di Roma 2.0: dalla CEE al 25 marzo

La data del 25 marzo per il futuro dell’Europa è sempre più vicina e noi, per cercare di espandere il più possibile l’invito a partecipare, abbiamo pubblicato un numero di Eureka speciale in vista di questo grande evento. Verranno pubblicati singolarmente tutti gli articoli prima di tale data per farvi riflettere ulteriormente sull’importanza di esserci. Tutti insieme. Per L’Europa!
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Nel primo articolo proponiamo una panoramica sul processo di integrazione europea.
Dopo sessant’anni di storia della Comunità economica europea, nata con il Trattato di Roma, serve una breccia federalista in Europa.

 

Roma, 25 marzo 1957: i rappresentanti degli Stati della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), ovvero Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, sull’onda del successo della CECA, istituiscono la Comunità economica europea firmando il Trattato di Roma, entrato in vigore il 1 gennaio 1958. La Comunità economica europea (abbreviata in CEE) è un’organizzazione internazionale creata per estendere la cooperazione degli Stati della CECA ai settori economici. L’obiettivo cardine della CEE è quello di realizzare una progressiva integrazione degli Stati europei partendo dal campo economico, nella previsione che ciò favorisca una futura integrazione politica, promuovendo quindi la libera circolazione attraverso le frontiere non solo dei capitali e delle merci, creando così un “mercato comune”, ma anche delle persone e dei servizi. La CEE è nata con il compito di promuovere uno sviluppo armonico ed equilibrato delle attività economiche degli Stati coinvolti, per dare crescita ma soprattutto stabilità e per migliorare le relazioni economiche e politiche tra gli Stati.

Nel 1973 al Trattato di Roma vi hanno aderito la Gran Bretagna, la Danimarca e l’Irlanda. Successivamente, nel 1981 la Grecia e nel 1986 la Spagna ed il Portogallo. Gli obiettivi della CEE si concretizzano nel 1987 con l’entrata in vigore della disposizione dell’Atto unico europeo, che, integrando il Trattato di Roma, realizza il mercato unico europeo e crea uno spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la libera circolazione di merci e di persone.

Il sistema istituzionale della CEE è modellato secondo uno schema quadripartito presente ancora oggi: vi sono il Consiglio, organo di direzione politica che esercita il potere normativo, composto dai rappresentanti dei governi degli Stati membri ovvero i ministri; la Commissione, collegio indipendente dai governi degli Stati membri che viene nominata con accordi comuni, dotato di potere esecutivo e di controllo sulle norme dei trattati e delle decisioni comunitarie; il Parlamento europeo (nato con il nome di “Assemblea”), organo di rappresentanza politica che in origine disponeva solo di potere consultivo, i suoi membri non erano eletti a suffragio universale diretto (dal 1979 vengono eletti direttamente dai cittadini europei, attraverso consultazioni che si svolgono ogni cinque anni) e ha poteri di controllo generale sull’operato della Commissione; infine, la Corte di giustizia, organo giurisdizionale che assicura il rispetto del diritto nell’ordinamento comunitario.

La CEE ha un bilancio comunitario, le cui entrate sono alimentate dai contributi degli Stati membri ripartiti secondo percentuali fissate dal trattato. Gli istituti finanziari che caratterizzano la CEE sono due: il Fondo sociale e la Banca europea degli investimenti. Il primo promuove lo sviluppo dell’occupazione dei lavoratori, fronteggiando le difficoltà di occupazione ed eventuali esigenze di riconversione collegate all’unificazione del mercato. Il secondo (abbreviato in BEI), con sede a Lussemburgo, ha la funzione di erogare e garantire prestiti destinati allo sviluppo dei settori energetico, industriale e infrastrutturale nell’interesse generale dei paesi membri della Comunità europea (sviluppo equilibrato del “mercato comune”).

La Comunità economica europea rimane tutt’ora difficile da definire in quanto non è chiaro se si tratti di una vera e propria organizzazione internazionale, cioè di un’organizzazione tra Stati sovrani, oppure di un embrione di Stato federale.

La CEE è caratterizzata da elementi che non si riscontrano in nessun’altra organizzazione internazionale, come per esempio gli ampi poteri decisionali dei suoi organi o all’esistenza di una Corte di giustizia destinata a controllare la conformità al trattato istitutivo dei comportamenti degli organi e degli Stati membri. Alcuni principi propri del diritto comunitario, poi, sono tipici del vincolo federale come, ad esempio, il principio della prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno.

Maastricht, 7 febbraio 1992: gli Stati membri della CEE individuano un nuovo obiettivo ovvero un’unione politica degli Stati membri. Questo ampliamento degli obiettivi della CEE determina una nuova denominazione: nasce la Comunità Europea (CE), formalmente adottata con il Trattato di Maastricht. Lo stesso Trattato accenna alla futura Unione Europea (UE), che, allora, veniva concepita come meccanismo di cooperazione intergovernativa tra gli Stati membri della CE, in materia di giustizia e affari interni e coordinamento delle politiche relative agli affari esteri.

Lisbona, 13 dicembre 2007: con il Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel 2009) si è poi sancita la nascita dell’Unione europea, in sostituzione alla CE, configurandola come un’organizzazione sui generis, piuttosto che uno Stato federale.

Ma avere elementi di federalismo mescolati a quelli di un’organizzazione internazionale ha portato ad un forte scetticismo e non ha creato una vera identità europea. La diversità tra gli stati ha reso la crescita europea eterogenea rafforzando così i nazionalismi, aumentando la volontà di tornare agli Stati sovrani.

Oggi, la situazione globale ha portato il “vecchio continente” a chiudersi. Sono stati costruiti muri lungo i confini, un chiaro segnale non solo contro l’immigrazione, ma anche contro la libera circolazione delle persone. Le potenze esterne, come quelle gestite da Putin e da Trump, possono diventare opprimenti nei confronti di un’Europa debole. Le potenze interne, come la Francia, potranno avere un ruolo chiave nella futura stabilità europea. Insomma, oggi più che mai è necessario dare un segnale. L’Unione europea sta perdendo i valori che dovevano distinguerla dagli altri continenti. Dopo sessant’anni di unione economica è necessaria un’unione politica inclusiva che riprenda i valori umanitari e solidaristici ormai sempre più marginali. Sessant’anni di storia che ci chiedono di migliorare e rinnovare l’Unione europea. Serve una breccia federalista nei problemi che scherniscono l’Europa. Per questo andiamo a Roma.

 

Autore: Andrea Golini