Rapporto Bresso-Brok

Chiudiamo la pubblicazione degli articoli del numero di Eureka di gennaio con l’ultimo di essi, riguardante un fatto chiave avvenuto a fine 2016, ovvero l’approvazione del rapporto Bresso-Brok da parte della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo; di seguito viene riassunto di cosa si tratta.
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Nel novembre 2014, gli eurodeputati Mercedes Bresso e Elmar Brok vengono incaricati dal Parlamento Europeo (PE) di elaborare un documento volto ad esplorare le possibilità di riforma della governance dell’eurozona senza modifica alcuna dei trattati, sfruttando appieno le potenzialità degli stessi. Le sfide che il documento si propone di affrontare sono complesse ed ambiziose. Secondo i due eurodeputati, infatti, l’Unione “deve riacquistare la fiducia dei cittadini, migliorando la trasparenza dei suoi processi decisionali e rafforzando la sua capacità di agire” e di essere protagonista nella scena mondiale, per rispondere alle crisi (come quella dei rifugiati o quella finanziaria) che stanno minando alla sua stessa essenza e che alimentano lo spettro nero dei populismi.

L’idea di base è di ampliare al massimo l’utilizzo del c.d. “metodo comunitario”, l’unico in grado di consentire la trasparenza del processo decisionale, grazie alla procedura di codecisione, che vede ugualmente protagonisti l’organo rappresentativo dei cittadini dell’Unione (il Parlamento) ed il Consiglio, il quale rappresenta, invece, i singoli governi nazionali.

Il documento, dopo aver esaminato quali siano i miglioramenti apportabili alle singole istituzioni dell’Unione, descrive una serie di traguardi ed obiettivi che dovrebbero fungere da stella polare all’attuale legislatura del PE. La prima proposta è quella di formulare un nuovo atto giuridico in ambito di politica economica, attraverso cui creare un quadro vincolante di coordinamento della materia, aprendo una vivace discussione con i parlamenti dei 28 Stati membri.

L’obiettivo finale della proposta è volto alla creazione di un meccanismo capace di assorbire gli shock che potrebbero ancora colpire l’Unione in ambito finanziario e sociale, o nelle politiche relative al welfare.

La parte centrale del documento propone poi numerose e rilevanti modifiche degli aspetti economici dell’Unione. Innanzitutto, si cerca di garantire un miglior utilizzo del bilancio dell’UE attraverso un sistema che la porti ad avere risorse proprie (derivanti, ad esempio, dall’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie). Si passa poi ad esaminare il modo per garantire una maggiore capacità di investimento dell’UE attraverso approcci innovativi, sfruttando al meglio il Fondo europeo per gli investimenti strategici, essenziale per dare completa attuazione anche ad altri obiettivi definiti dalla politica europea (tra cui il piano Juncker). Il documento sancisce inoltre in maniera cristallina l’esigenza di completare l’Unione bancaria, basata su un Meccanismo di vigilanza unico e sostenuta da un adeguato meccanismo di protezione, capace di rendere meno rischiosa una possibile crisi dei sistemi bancari interni.

La proposta, approvata dalla Commissione Affari Costituzionali del PE sul finire del 2016, esprime dunque l’esigenza di incrementare il ruolo decisionale del Parlamento Europeo a partire dalla materia economica, con l’ambizioso ma condiviso obiettivo di giungere infine ad un’Europa che sia sempre meno una semplice organizzazione di Stati e sempre più un organo di rappresentanza di quelli che dovrebbero essere i protagonisti assoluti della vita politica delle istituzioni: i cittadini.

 

Autore: Davide Corraro
Il numero completo di Eureka disponibile qui:  https://issuu.com/brugio60/docs/06-17.15