Rubrica Erasmus: l’arte dell’ arrangiarsi

Nella rivista di Eureka trova spazio, come sempre, la rubrica dedicata all’ Erasmus; un’ esperienza sempre più raccomandata da coloro che ne usufruiscono e che, ricordiamolo sempre, esiste grazie all’ Unione, avvicinando i giovani in particolare al sentirsi meno italiani, spagnoli, tedeschi, francesi e sempre più europei!
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Partire o non partire? È questo l’esistenziale dilemma con cui si trovano a dover fare i conti i fortunati vincitori della borsa di studio offerta dal ben noto programma Erasmus.

Le paure e le incertezze sono tante: “Mi troverò bene?” “Imparerò la lingua?” “Il mio aereo precipiterà?” “Il mio gatto sopravviverà alla mia assenza?” Eccetera eccetera. Beh, ad essere sincera, nel mio caso non avevo alcun dubbio (e nemmeno il gatto), volevo assolutamente partire e nutrivo tantissime aspettative nei confronti di questa esperienza. Così, dopo aver trascorso un’esagerazione di notti insonni dovute all’ansia di trovare un appartamento, all’ingestibile burocrazia, a continui viaggi in treno fino a Padova per elemosinare tutte le firme necessarie, era finalmente giunto il mio momento e un’enorme valigia traboccante di vestiti e un po’ instabile ne era la prova evidente.

A spingermi a lasciare il mio caldo lettuccio in una fredda mattina di fine gennaio per intraprendere un viaggio verso la piccola isola di Malta, di cui fino a poco tempo prima non conoscevo nemmeno l’esistenza, c’era sicuramente la voglia di diventare più indipendente, di mettermi alla prova, aggiunta al forte desiderio di migliorare il mio inglese scadente e di stringere tante nuove amicizie. Ora, alla luce di quanto affrontato, devo sicuramente ammettere che non tutto è andato proprio secondo i piani…

Ero molto soddisfatta della cura e l’impegno investiti nella preparazione della valigia in cui, ne ero certa, avevo messo proprio tutto l’indispensabile … peccato che già al secondo giorno mi sono accorta di avere con me l’adattatore tedesco invece di quello inglese e così ho avvolto i capelli fradici in un buffo turbante, ho infilato le infradito da mare e sono corsa fuori dall’ostello come una matta alla ricerca dell’oggetto INDISPENSABILE!

Anche nell’ambito cucina qualcosa è andato storto, invece di imparare a cucinare tanti manicaretti mi sono lasciata viziare dalle mie coinquiline, due cuoche provette, e ho dato il mio contributo adempiendo al ruolo di lavapiatti, che veniva gentilmente edulcorato con l’appellativo di co-chef.

Meglio stendere un velo pietoso anche sulla nutrita speranza di migliorare il mio senso di orientamento rasente allo zero. Nonostante la grandezza irrisoria dell’isola trottavo di qua e di là con aria smarrita alla ricerca di Triq Giovanni Schranz o all’interno del grande campus universitario chiedendo indicazioni ad ogni passante, che ovviamente non mi indicava mai la stessa strada del precedente, e avendo come unico punto di riferimento un camioncino su cui era disegnato un enorme Bart Simpson sempre parcheggiato vicino a casa.

Da sola in terra straniera ho scoperto che l’arte dell’arrangiarsi non è una delle mie principali qualità. Sono riuscita a rimpatriare indenne solo grazie al mio talento nell’imbattermi in tante persone gentili disposte ad aiutare, guidare e vegliare su una ragazza con la testa spesso sulle nuvole.

Ma, nonostante la prospettiva di diventare un asso nell’inglese o una perfetta donna di casa non si sia del tutto concretizzata, ripartirei subito senza indugio.

Anzi, sono state le mille emozioni ed esperienze vissute in maniera del tutto inaspettata a rendere l’Erasmus così imperfetto e nello stesso tempo così unico.

Resteranno per sempre nel mio cuore le numerose passeggiate in riva al mare, alcune viste mozzafiato, le cene a base di torte, i picnic sulla spiaggia, le hick delle domenica, le maratone di Game of Thrones, i tuffi da altezze vertiginose, le nuotate in mezzo alle meduse, le serate a Paceville, il ballare tutta la notte, le tequile alla russa, le lezioni di storia all’alba del venerdì mattina, gli assignments da consegnare, il mio posto in biblioteca, la colonia di gatti adottata dall’università, il buffo faccione del mio coordinatore, le abbuffate di pastizzi… ma specialmente i fantastici amici che non avrei mai immaginato di trovare e che hanno reso quest’esperienza una delle migliori della mia vita.

Quindi il mio consiglio è di non perdere troppo tempo a pensare e a scervellarsi cercando di rispondere a tutti i martellanti interrogativi che vi assillano…  Al contrario provateci davvero, partite il più leggeri possibili pronti a lasciarvi sorprendere dai dolci imprevisti che l’Erasmus ha in serbo per voi!

 

Autrice: Anna Bilancio
Il numero completo di Eureka disponibile qui:  https://issuu.com/brugio60/docs/06-17.15