Il cuore d’Europa alle urne

man putting ballot in a box during elections in europe in fornt of flag

Nel secondo articolo del numero di gennaio di Eureka facciamo un riepilogo delle elezioni che i singoli stati europei affronteranno nei prossimi mesi, con la consapevolezza che siamo sempre più vicini al bivio tra nazionalismo ed europeismo, in altre parole tra un ritorno al passato (con tutte le sue conseguenze) e un passo verso il futuro che siamo sempre più convinti di voler compiere tutti insieme.
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L’anno appena concluso ci ha consegnato un messaggio netto e su cui è indispensabile riflettere: il populismo è forte e sa vincere. Brexit prima, Trump poi, hanno messo davanti agli occhi di tutti che le forze xenofobe, razziste ed eurofobe non vanno sottovalutate come si è fatto fino a oggi. Le grandi colpe da attribuire ai tradizionali schieramenti e alle odierne istituzioni sono soprattutto la carenza di risposte concrete ai bisogni dei propri elettorali, la mancanza di vicinanza fra cittadini e decisioni e, appunto, la sottovalutazione delle nuove forze populiste.

Dall’altra parte, abbiamo assistito in Austria alla (ri)elezione del verde Alexander van der Bellen, al termine di una campagna elettorale lunghissima, durante cui la sfida è stata anche fra nazionalismo ed europeismo, con la dimostrazione che quest’ultimo è ancora in grado di vincere. Con questo scenario alle spalle, oggi l’Europa si ritrova fragile e inerte a guardare al calendario del 2017 e alle sue scadenze con il cuore in gola. Il prossimo anno è ricco di appuntamenti: si andrà a elezioni in Olanda, in Francia, in Germania e, con discrete probabilità, anche in Italia e inoltre dovrebbe essere avviato il processo di negoziazioni per l‘uscita del Regno Unito dall’Unione. Il rischio che isolazionisti e antieuropei conquistino potere e spazio d‘azione è forte in tutto il Continente e la via per una maggiore integrazione e una più stretta cooperazione può subire ulteriori e, forse decisivi, rallentamenti.

I primi a recarsi alle urne saranno gli olandesi, che il 15 marzo eleggeranno presidente uno fra Geert Wilders e Mark Rutte. Il primo, che oggi pare essere in testa nei sondaggi, guida il partito euroscettico e invoca la possibilità di un referendum sul Nexit, il secondo è il premier uscente e guida lo schieramento dei liberali. Anche in Francia la situazione non è delle migliori, dove Marine Le Pen è lanciatissima, soprattutto dopo la crescita alle scorse elezioni regionali e alla vittoria del Leave in Gran Bretagna, e pare avere un posto sicuro al ballottaggio del 30 aprile. Il centrodestra candiderà il liberista e conservatore François Fillon, che alle primarie ha sconfitto a sorpresa Sarkozy e il più moderato Juppé. I socialisti, dopo la rinuncia di Hollande a una ricandidatura, eleggeranno il proprio candidato il 29 gennaio, ma con molte probabilità non sarà costui a contendersi l’Eliseo con il Front National. Infine, è da valutare il seguito che riuscirà ad acquisire nei prossimi mesi l’ex Ministro dell’Economia Emmanuel Macron, che si candiderà con un proprio partito e che proporrà europeismo, sicurezza e progresso.

In Germania, a quasi un anno dal voto Frau Merkel pare favorita per conquistare il quarto mandato consecutivo, ma sarà importante valutare, già dalle primaverili elezioni regionali, di quanto sia stata la crescita del partito populista Alternative für Deutschland, in impennata dopo l’elezione di Trump e le critiche alla Cancelliera per l’accoglienza degli immigrati. Infine, potrebbe spostare gli equilibri anche la posizione che deciderà di occupare sullo scacchiere il Presidente uscente del Parlamento Europeo e socialista Martin Schulz.

L’ultimo capitolo spetta all’Italia, dove la situazione è di incertezza totale. I partiti che hanno spinto per la vittoria del No al referendum costituzionale ora sperano nel voto anticipato, ma anche i vertici del Partito Democratico hanno fatto intendere che si anticiperà la fine della legislatura. In questo caso, gli italiani sarebbero chiamati alle urne entro la fine del 2017, ma non si sa ancora con quale legge elettorale e quindi ogni previsione ipotizzata ora sarebbe azzardata e poco ponderata. Sicuramente il Movimento 5 Stelle ha trovato un’identità a livello nazionale e una vittoria dei grillini potrebbe rappresentare per l‘Italia una svolta isolazionista e, nella peggiore delle ipotesi, anche fortemente eurofoba, possibilità che viene spontaneo ipotizzare soprattutto considerando il fatto che nell’Europarlamento i pentastellati siedono ancora insieme a Farage e che viene ulteriormente accreditata dalle ultime uscite di Grillo in tema di immigrazione.

Oggi più che mai è evidente il fatto che in gran parte dell‘Europa la situazione politica è simile a quella affermata in modo lungimirante nel 1941 da Spinelli, quando scrisse che la linea di demarcazione tra conservazione e progresso non è più tra destra e sinistra, ma tra nazionalismo ed europeismo. Il 2017 dovrà necessariamente rappresentare un anno di svolta per l’Europa: o si ritorna a proporre e a costruire un vero progetto europeo che miri innanzitutto allo Stato federale e alla democrazia europea sovranazionale, oppure il populismo continuerà a trionfare e a portarci indietro nel tempo, a quando nazionalismo e guerre uccidevano l’Europa e gli europei.

 

Autore: Andrea Zanolli
Il numero completo di Eureka disponibile qui:  https://issuu.com/brugio60/docs/06-17.15