Eureka! – Gennaio 2017 – Editoriale: Le sfide per l’ Europa del 2017

Il nuovo anno è arrivato, e con esso si presentano, uno dopo l’altro, gli ostacoli che aspettano l’Europa sul suo cammino. Le elezioni che si terranno nei prossimi mesi nei rispettivi Stati potrebbero ridisegnare il nostro futuro, sia in meglio che in peggio. Per questo siamo pronti a sfruttare ogni occasione a disposizione per ribadire, forte e chiaro, la nostra volontà di procedere al completamento di quell’ unificazione europea da sempre sognata ma mai concretizzata; la più importante è sicuramente il 25 marzo, dove la presenza a Roma di ognuno di noi potrebbe rivelarsi fondamentale. A un mese di distanza, vi presenteremo i singoli articoli del nostro numero di Eureka di gennaio per invitarvi a riflettere quanto possa valerne la pena.

 

“Roma non deve essere un banco di prova, sarebbe irriguardoso nei confronti dei romani”, ammette Di Maio, ospite a ‘Dimartedì’ il dieci gennaio, rispondendo all’ennesima provocazione a cui i leader del M5s hanno fatto il callo dopo il caso Marra. Prosegue snocciolando in pochi punti il piano di risanamento per l’Urbe. Ma a questo punto, forse, il livello dell’audience è già calato rispetto ai primi minuti, quando l’esponente dei Cinque Stelle si è pronunciato sul fallimento dell’accordo con gli europeisti dell’Alde, gruppo al Parlamento europeo dei Liberali e democratici. A chi ha parlato di incoerenza, e di snaturare l’anima del Movimento, la risposta è stata che l’accordo non si doveva che intendere come una mossa tattica per garantire una maggiore visibilità alle loro proposte. Per chi ha guardato favorevolmente alle trattative l’accordo avrebbe rappresentato un primo passo nel cammino di responsabilizzazione, e la speranza che l’etichetta di populismo sarebbe caduta man mano che questa forza, fuori dal perimetro dei processi decisionali, fosse entrata nel campo della vera politica, assorbendone le leggi. A chi ha visto con chiarezza, fin da subito, che il populismo va dove soffiano i venti più favorevoli, le trattative ricordavano quella vecchia sentenza: “nihil sub sole novum”. A chi dei due gruppi ha guardato con orrore al pericolo di contaminare il proprio corpo con quello dell’altro, ed ha gridato il proprio “no” o ha votato su un sito web, le trattative segrete dei due leader assumevano le sembianze di una danza macabra, e il mondo poteva sembrare veramente capovolto e l’intera Europa il teatro dove le streghe di Macbeth, instancabili, ancora recitavano il loro ritornello: “il bello è il brutto, e il brutto è il bello”.
“Arremba sulla strinata proda / le navi di cartone, e dormi, / fanciulletto padrone: che non oda / tu i malevoli spiriti che veleggiano stormi”. A differenza di questo “piccolo lupo di mare” di Montale, gli occhi di chi ha a cuore l’Europa dovranno rimanere invece ben aperti ora che proprio quelle forze, che vogliono alzare i muri e rafforzare i confini nazionali, tentano di intrecciare i fili di un sistema di alleanze e simpatie a livello europeo e non solo. Paradossalmente, coloro che spingono per l’uscita dall’ Unione europea, nel loro anti-europeismo, mostrano un’audacia maggiore di quelle forze che dovrebbero unire con determinazione l’Europa. Veramente sta nascendo quella che è stata definita l’internazionale nazionalista, dove ognuno vuole viaggiare per conto suo, farsi i conti nelle sue mani, più fidate di quelle estranee. Molti pezzi dello scacchiere europeo desiderano oggi fare le proprie mosse separatamente, imitando forse chi ha gambe più robuste e lunghe e riuscirà a sopportare meglio il cammino del nazionalismo e del protezionismo. I prossimi mesi si riveleranno quindi decisivi per testare la forza del progetto europeo. Il Vertice europeo del 25 marzo a Roma e le elezioni, francesi e tedesche in particolare, che si terranno quest’anno, costituiscono uno duro banco di prova.
In quello che è stato definito un cambiamento d’epoca più che un epoca di cambiamenti dal Pontefice, nel mondo della globalizzazione per chi vive sul suolo europeo i confini nazionali rappresentano le colonne d’Ercole da oltrepassare. Chi sorveglia il passaggio obbliga a fare marcia indietro. Solo la vista delle insegne che dicono “non plus ultra”, sfidano il viaggiatore a proseguire.

Autore: Salvatore Romano