Eureka! – Novembre 2016 – Editoriale

E’ online all’ indirizzo web https://issuu.com/brugio60/docs/05-16.11 il numero di novembre di Eureka, come sempre ricco di spunti e riflessioni. Di seguito, l’editoriale a opera di Filippo Sartori.

Discutere di Europa non è mai facile. Farlo tramite un giornalino destinato soprattutto ai più giovani lo è ancora meno. Oltre alla delicatezza del tema, difficilmente trattabile in poche righe, si aggiunge anche la diffidenza generale a riguardo.
L’Europa è ripetutamente additata come causa principale di gran parte delle difficoltà dei singoli Stati: se in alcuni casi l’atteggiamento delle Istituzioni europee mostra una difficoltà reale nel rispondere alle necessità dei cittadini, più spesso prevale uno sterile populismo, che per mascherare una mancanza di argomentazioni sostanziale, cerca un capro espiatorio contro cui puntare il dito.
Spesso, in quanto gruppo di “federalisti europei”, ci vengono fatti notare tutti i difetti dell’attuale Unione, rendendo complicato il compito di spiegare la nostra posizione.
Ciò che, senza dubbio, è innegabile è che l’attuale configurazione abbia delle mancanze: oltre alla già citata questione dell’integrazione “a diverse velocità”, con settori già unificati e altri ancora lontani dall’esserlo, quello che in questi giorni è balzato all’occhio di tutti è un deficit democratico importante a livello continentale.
Il 16 settembre scorso è stata pubblicata la Dichiarazione di Bratislava, documento che riassume le decisioni prese dai Capi di Stato e di governo dei paesi membri (Gran Bretagna esclusa) durante il summit nella capitale slovacca.
Nella Dichiarazione, oltre a leggere tutti i meriti dell’Unione – comunque importanti e non sottovalutabili –, si legge l’intenzione, da parte dei Paesi membri, di proporre ai cittadini una tabella di marcia che porti ad un rafforzamento e ad uno sprint nella formazione di una vera Unione.
Sulla carta, diverse di esse sono intenzioni condivisibili. Manca però un progetto credibile di lungo periodo e una leadership europea che lo porti avanti.
Se poi ci si concentra sul vertice vero e proprio, vi sono parecchi punti discutibili.
Innanzitutto il concetto per cui i leader dei Paesi membri “propongano” ai cittadini delle soluzioni: a livello europeo esiste un organo, il Parlamento (mai, ahinoi, neppure menzionato nella Dichiarazione), direttamente espresso dai cittadini, che dovrebbe avere un ruolo preponderante in situazioni tali, altrimenti risulta complicato capirne l’utilità!
La Dichiarazione recita poi, come sempre, i mantra già sentiti più e più volte: che a tutti i Paesi serve un’Unione europea più forte, che tutti lavoreranno in quella direzione ecc.
Riesce però difficile, visto il recente passato, credere davvero a queste parole, se ad esse non seguono fatti concreti a riguardo.
In seguito a quanto appena detto, uno scetticismo generale quando si parla di Europa in questi termini è comprensibile.
Proprio per questo occorre far capire, tramite tutti i mezzi possibili, che un’Europa di belle parole ma scarse azioni concrete non è la nostra Europa, non è l’Europa che vogliamo.
Questo però non basta! Ancora più indispensabile è portare avanti una proposta alternativa concreta, che in parte è già emersa da queste pagine.

Perché se è facile prendere le distanze da ciò che non ci trova in accordo, più complicato è far passare un’idea alternativa. Più complicato, ma fondamentale, soprattutto rivolgendosi alle nuove generazioni, perché siano poi i primi ad impegnarsi attivamente per scuotere lo stallo creatosi e indirizzare il processo in maniera convinta.