Once an Erasmus, always an Erasmus

L’ultima pubblicazione degli articoli di Eureka riguarda il racconto di un’esperienza Erasmus, il principale programma di mobilità studentesca promosso proprio dall’Unione Europea; un’ esperienza unica che vale la pena di fare almeno una volta nella vita. Non dobbiamo dimenticare che la libera circolazione delle persone è uno dei capisaldi dell’Unione, ostacolato dalla recente costruzione di muri e barriere da parte di alcuni Paesi..il progetto Erasmus non solo contribuisce ad abbatterli ma spalanca la nostra mentalità ad altre culture, e da sempre la diversità è sinonimo di arricchimento, di cultura e conoscenza. Una ragione in più per vivere in un Europa federale e unita sotto tutti i punti di vista.

 

Affrontare un’esperienza Erasmus è certamente una delle sfide più belle e soddisfacenti che uno studente universitario possa fare. Nonostante ogni persona abbia una motivazione personale per partire, penso che tutti noi studenti Erasmus siamo spinti dallo stesso desiderio: scoprire nuove culture, persone, luoghi, lingue, mettendosi in gioco in prima persona. Per lo meno, questo è quanto posso dire dopo aver incontrato moltissimi studenti Erasmus sia all’estero che in Italia e aver visto in ognuno di loro quella curiosità speciale che ci accomuna.
La mia esperienza Erasmus è iniziata a settembre 2013, quando da Verona sono partita per Glasgow. Nonostante siano passati quasi tre anni, quei nove mesi passati in Scozia sono impressi indelebilmente nella mia memoria. Ricordo ancora i preparativi affannati, il Learning Agreement che arriva a due giorni dalla partenza, il tassista scozzese che mi corregge la pronuncia della via di casa mia e poi mi molla in mezzo al nulla più totale con un brusco “siamo arrivati”, come pure il commesso del supermercato che cerca di chiacchierare mentre scansiona la spesa e (quella che immagino fosse) la mia faccia traumatizzata nel realizzare che non capivo una parola di quel che stava dicendo. Eppure, nonostante l’inizio un po’ brusco, non vorrei cambiare nulla di com’è stato. La Scozia, nonostante la pioggerellina perenne e gli acquazzoni a cadenza settimanale, si è rivelata per me una delle nazioni più accoglienti, heartwarming, direbbero là. Dalla padrona di casa, che quando le paghi l’affitto ti trattiene mezzora a chiederti come ti sembra la città, come vanno gli studi, se hai fatto amicizie, ai professori che si fanno in quattro per far sì che tu possa partecipare attivamente alle loro lezioni, ai commessi che, impossibilitati ad aiutarti, ti indirizzano nel negozio della concorrenza con un sorriso sincero, al proprietario del Fish and Chips sotto casa che ti racconta la storia della sua vita mentre prepara una pizza con pollo al curry (sigh!), tutti hanno reso la mia esperienza Erasmus incredibile e indimenticabile.
E poi ci sono stati gli amici, spesso e volentieri studenti Erasmus di altre nazioni, sperduti più o meno quanto me, che pure sono diventati parte della mia vita e lo sono ancora oggi, quando ti scrivono “Hey! Sono a Milano, vieni a trovarmi?” e tu prendi il treno al volo e ci vai, perché non si può perdere un’occasione del genere.
E la città. Dicono che lo spirito di una città rifletta quello dei suoi abitanti, o viceversa, e penso che Glasgow ne sia l’esempio perfetto, con i suoi parchi immensi, i musei gratuiti, i locali caratteristici e i Ceilidhean, le serate danzanti in cui, volente o nolente, balli finché i piedi non ti fanno male, nonostante non sapessi nemmeno che le danze scozzesi avessero delle coreografie prestabilite e il tipo che ti stava trascinando nella mischia fosse un lituano ancor meno informato sui fatti.
E i viaggi, a volte da sola, a volte con gli amici, in treno, in bus (dieci ore di fila, mentre vedi passare chilometri di prati e una casa ogni due ore), perché è giusto vivere la città del tuo Erasmus, ma è impossibile resistere alla tentazione di esplorare il resto del paese.
A conti fatti, penso che non avrei potuto chiedere di più dal mio Erasmus. Sono tornata più consapevole, più autonoma e con ricordi indelebili di persone e luoghi che non avrei mai potuto conoscere durante una semplice vacanza.

Once an Erasmus, always an Erasmus.

Valentina Romanzi