Considerazioni post-Brexit

Nel terzo articolo del nostro giornalino “Eureka” alcuni studenti ci forniscono il loro punto di vista sul referendum britannico.

Ricorderemo tutti in maniera un po’ particolare la mattina del 24 giugno. Un occhio ancora addormentato al notiziario in tv o una voce grossa al bar mentre si ordina il caffè: “I britannici escono dall’Europa”. Suona strano, per chi ha sempre visto Londra come parte integrante dell’Europa, ma probabilmente suonerà anche storico (“Ai posteri l’ardua sentenza”).  Finché attendiamo il giudizio della storia, abbiamo però voluto raccogliere qualche opinione di studenti a caldo, sul referendum britannico. E voi, cosa ne pensate?

“Dalle sue origini il processo d’integrazione europea ha conservato la sua vocazione ad ampliarsi, attraverso continui allargamenti agli Stati europei. È per questo che il 23 giugno 2016 sarà ricordata come una data storica, come un evento in controtendenza rispetto alla prassi e alla storia europea. Il significato storico della Brexit assume una pregnanza ancora più accentuata se si tengono in conto le modalità attraverso cui è stata decretata. Il ricorso ad un antico strumento democratico come il referendum, infatti, mette in luce la crisi del sistema parlamentare assembleare che sta sommergendo tutte le democrazie contemporanee e che, in questa intricata e non priva di paradossi giuridici fase applicativa del risultato referendario, sta dimostrando tutte le sue debolezze.”

Miriam Romano

 

“Il mio personale pensiero è quello non tanto di una critica alla votazione del popolo britannico, ma quanto di una mancanza di potere dell’Unione europea. L’Unione, per come si presenta oggi, è un malato che non vuole farsi curare, e il suo continuo rifiuto alle cure porta alla luce sempre nuove malattie. Se fino a pochi giorni fa la più grande preoccupazione era il terrorismo di matrice religiosa, ora sono i movimenti populistico-nazionalisti a intaccare le basi dell’Unione. L’unica mia speranza è che da  questo periodo di crisi si esca con una leadership rinnovata e rinvigorita perché, come diceva Jean Monnet, “L’Europa si farà attraverso le crisi, e sarà costituita dalla sommatoria delle soluzioni che saranno date a queste crisi”.”

Pietro Franceschini

 

“Penso ai miei compagni di classe della triennale che qualche anno fa, una volta laureati, hanno deciso di trasferirsi a Londra. Avevano deciso di iniziare una carriera, una vita lì. La Brexit è stata un brusco risveglio dal loro sogno, un anno zero per la loro vita. È stato messo nero su bianco che il Paese che amano non li vuole. Perché la Brexit è si una svolta politica senza precedenti, ma anche la storia di un amore non corrisposto. Se dovessi fare una previsione, credo che molti di loro si riverseranno in altre capitali europee, non si daranno per vinti e troveranno un altro nome da dare al loro futuro. Non sarà facile ma, una volta che ci si è identificati con qualcosa di più grande, più autentico del nazionalismo, la nostra identità espansa non si può rimpicciolire, non si torna indietro. Al limite si può declinare diversamente. E allora aiutiamoli, creiamola quest’Europa politica. Facciamoli sentire a casa.”

Marta Fogliacco

 

“Uno degli scenari post Brexit su cui si dovrà riflettere è la contrapposizione tra un’accozzaglia di politici senza qualità, impegnati a condurre una campagna per andarsene senza poi sapere cosa farsene della vittoria, e premier minacciosi, apparentemente pronti a calare la scure, ma a loro volta dediti soprattutto a rimandare scelte fondamentali. La mancanza di una visione e di una leadership europea, capaci di coinvolgere e catalizzare attorno a un progetto condiviso, rischia di essere uno dei più rilevanti lasciti di questo referendum, oltre che una delle sue cause. Se qualcuno sta provando a ragionare oltre le riforme per sanare emergenze e i titoli dei quotidiani di domani, è il momento alzi la voce.”

Irene Dal Poz

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