Gli Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi!

Il governo e l’Europa

Nel discorso programmatico Renzi ha ricordato Altiero Spinelli e gli Stati Uniti d’Europa, e indicato la tradizione europeista come la parte migliore dell’Italia, confermando una di visione cui si è rifatto lungo tutto il suo percorso politico.

Però su quali temi e dossier intenda impegnarsi durante il semestre ancora non è chiaro. Eppure ci sono alcune opportunità importanti per avanzare verso gli Stati Uniti d’Europa. Dalla volontà e dalla capacità di coglierle si vedrà il tasso reale di europeismo del governo.

Il Parlamento si è impegnato ad organizzare durante il semestre le Assise Inter-Parlamentari, che possono essere il trampolino di lancio per l’avvio di una nuova fase di riforme istituzionali se accompagnate da una forte iniziativa del governo italiano. Ma è fondamentale che siano chiaramente indicati gli obiettivi essenziali per il governo di questa riforma, da un punto di vista economico, politico e istituzionale.

Dal punto di vista economico c’è bisogno di un Piano europeo di investimenti per il rilancio sostenibile dell’economia e dell’occupazione, come richiesto anche da un’Iniziativa dei Cittadini Europei. Per farlo serve un bilancio europeo fondato su risorse proprie, ovvero su una fiscalità europea, e la messa in campo di euro-project-bonds. Serve più Europa per avere un’Europa della crescita.

Dal punto di vista politico bisogna prendere atto che quegli obiettivi economici non sono probabilmente raggiungibili nell’UE a 28, con la Gran Bretagna impegnata a ridurla per continuare a farne parte. Esiste un’Europa a più velocità e bisogna dotarsi di istituzioni coerenti, a partire da un governo, un bilancio e una fiscalità federali per l’Eurozona – che peraltro ha già mostrato la sua capacità di attrazione: il Fiscal Compact e il Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità hanno visto la partecipazione di tutti gli Stati membri tranne due.

Dal punto di vista istituzionale bisogna superare la paralisi decisionale europea, e quindi l’unanimità e il diritto di veto. E all’occorrenza adattare le istituzioni  alla realtà dell’Europa a due velocità: così come si tengono riunioni dell’Eurogruppo e dell’Eurosummit, nulla impedirebbe riunioni di un Euro-parlamento composto dai parlamentari europei degli Stati dell’Eurozona, che assicuri controllo e legittimità democratica ad una politica fiscale dell’eurozona finalizzata al superamento della crisi. Perché senza i cittadini europei l’Europa non potrà rafforzarsi.

C’è poi la questione delle iniziative nuove che si vanno prefigurando sul campo dell’energia e della sicurezza. Per ragioni geopolitiche evidenti l’Italia ha tutto l’interesse che l’Europa si rafforzi su entrambi tali fronti e potrebbe arrivare fino a proporre lo strumento della cooperazione strutturata permanente sulla difesa.

Se l’europeismo è la parte migliore dell’Italia è lecito attendersi a breve un confronto tra il governo e le organizzazioni europeiste sulle priorità del governo per il semestre.

Roberto.Castaldi@cesue.eu      @RobertoCastaldi

L’attualità del Progetto Spinelli

Il 14 Febbraio del 1984 il Parlamento Europeo approvava a larghissima maggioranza il Progetto di Trattato di Unione Europea, noto come Progetto Spinelli, dal nome del suo relatore e maggiore artefice. A distanza di 30 anno oggi alla Camera dei Deputati un convegno ha fatto il punto sull’attualità di quel Progetto e dell’approccio di Altiero Spinelli all’unità europea. La Camera ha anche pubblicato il Progetto insieme ad alcuni dei principali discorsi di Spinelli relativi al Progetto, rendendoli così nuovamente facilmente fruibili.

Spinelli elaborò il suo progetto per rispondere a una grave crisi economica, sociale, politica e istituzionale che attanagliava l’Europa dopo lo shock petrolifero del 1973, e sfruttando la nuova legittimità democratica acquisita dal Parlamento Europeo, finalmente eletto per la prima volta a suffragio universale diretto nel 1979. Anche oggi l’Europa affronta una gravissima crisi da cui può uscire solo con un forte rilancio del processo di unificazione, dotandosi di efficaci strumenti di governo dell’economia a livello europeo, in grado di rilanciare in modo sostenibile e duraturo l’economia e l’occupazione. Le crisi sono catalizzatori di decisioni e presentano sempre rischi di arretramenti e opportunità di rilancio. Anche oggi è così. Il Progetto Spinelli offre ancora alcune utili indicazioni di merito e di metodo come hanno ricordato i relatori al convegno.

Il Progetto partiva dal riconoscimento che l’Europa non era in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini europei, e che gli strumenti europei creati fino a quel momento non erano adeguati. Poneva l’obiettivo, poi ripreso dai Trattati, di uno “sviluppo armonico” dell’Europa, ovvero una libertà sostanziale, un’uguaglianza delle opportunità indipendentemente da dove si è nati in Europa. La base per potersi identificare come cittadini europei. E’ evidente che oggi tali obiettivi non sono raggiunti, e che gli strumenti creati a tal fine – come il mercato unico e l’unione monetaria – hanno portato dei passi in avanti in quella direzione, ma non bastano. Di fronte a tale insufficienza si manifesta l’assurda tentazione di tornare indietro, ma c’è anche la poderosa spinta ad andare avanti per raggiungere quegli obiettivi. Per questo serve un governo e un bilancio federale europeo, una politica europea – e la possibilità di modificarla secondo il contesto e le esigenze, superando la logica di regole fisse da applicare in qualunque situazione – e una lotta politica europea per definirla.

La necessità di un governo europeo, responsabile democraticamente di fronte ai cittadini europei può trovare risposta mediante il rafforzamento dei poteri della Commissione europea e del suo legame con i risultati delle elezioni europee. In questo senso si stanno finalmente muovendo i partiti europei, con l’indicazione di propri candidati alla Presidenza della Commissione Europea. E’ un passo importante, anche se non sufficiente, che va accompagnato da vere campagne elettorali europee sulla base di un progetto, di una visione, di una strategia rispetto a quale Europa si vuole creare, con quali competenze e poteri e con quali meccanismi decisionali. Comunque si intravede il possibile avvio di una lotta politica europea e quindi di una vera accountability democratica. Le prossime elezioni europee potranno essere un importante occasione in questo senso.

Un altro importante elemento del Progetto Spinelli di stringente attualità è la previsione dell’entrata in vigore mediante una ratifica a maggioranza e non all’unanimità. Durante l’attuale crisi questo metodo è stato applicato al Fiscal Compact e al Trattato istitutivo del Meccanismo di Stabilità Europea, due trattati intergovernativi fatti al di fuori del quadro giuridico dell’Unione. Ma in un’Unione con 28 Stati membri è assolutamente imprescindibile superare l’unanimità nella riforma e nella ratifica dei Trattati, pena la paralisi e l’insuccesso.

Anche nel metodo il Progetto era innovativo, rivolgendosi direttamente ai Parlamenti nazionali. Così come Spinelli propose le Assise inter-parlamentari tra Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali. Il Parlamento italiano si è impegnato nel giugno scorso a promuovere delle Assise inter-parlamentari durante il semestre di presidenza italiana. Può essere una grande occasione per rilanciare il processo costituente europeo, finalizzato a dare all’UE, o almeno all’Eurozona, un vero governo europeo. Il Parlamento Europeo con il Trattato di Lisbona ha acquisito il potere di presentare gli emendamenti ai Trattati, ed è poi sufficiente la maggioranza semplice nel Consiglio per convocare una nuova Convenzione di riforma. Si tratta esattamente del potere che è mancato al Parlamento nel 1984 e che ha permesso ai governi di mettere nel cassetto il Progetto Spinelli prendendone solo alcune parti, e poi attingendone idee e contenuti via via ad ogni successiva riforma dei Trattati, per realizzare lentamente quello che avrebbe potuto e dovuto esser fatto subito. Era un modo di recuperare a livello europeo una sovranità popolare che a livello nazionale era ormai perduta e illusoria, e ancora di più oggi in un mondo ancor più globalizzato.

Il Progetto Spinelli d’altronde non era una semplice riforma dei Trattati vigenti, non era un altro piccolo passo in una prospettiva gradualista, ma rappresentava un cambio di narrativa e di paradigma: era una sorta di Costituzione europea, ne aveva la forma, i contenuti, la brevità e la chiarezza. Era un tentativo ardito di cercare una via per superare la crisi e andare avanti, nella consapevolezza che se una cosa serve e va fatta, bisogna battersi in prima persona per arrivarci, per trovare la via, perché c’è sempre una via se la si vuole trovare.

In una fase di crisi acuta, in cui è facile cadere nella rassegnazione, l’insegnamento più importante di tutta la vita di Spinelli è che cambiare la situazione è possibile, anche nel contesto più difficile. Che una visione che risponde ai bisogni strutturali di un’epoca e di un intero continente può sempre trovare in se stessa la forza per rinascere e la via per riaffermarsi, nonostante le inerzie, lo scetticismo, il realismo becero di chi vuole solo conservare l’esistente. Non ci si può arrendere perché in gioco è la sopravvivenza della civiltà europea moderna, dei suoi valori e del suo modello di vita.

roberto.castaldi@cesue.eu        @RobertoCastaldi

Come rafforzare l’Eurozona?

Il ministro delle finanze tedesco Schaeuble ha rilevato che la difficoltà di riformare i Trattati all’unanimità ha portato gli Stati dell’Eurozona a rispondere alla crisi mediante Trattati intergovernativi fuori dal quadro dell’UE, che marginalizzano le istituzioni sovranazionali europee, come il Parlamento Europeo. Ha giustamente notato che il cammino verso l’Unione Bancaria – e poi fiscale, economica e politica, indicate nella Road Map dei Quattro Presidenti del dicembre del 2012 – richieda un rafforzamento del controllo democratico. E ha concluso con la proposta di un Parlamento dell’Eurozona composto di parlamentari nazionali.

Si tratta di una proposta contraddittoria, che porterebbe ad una crescente marginalizzazione del Parlamento Europeo. Un’assemblea parlamentare di secondo grado dell’Eurozona sarebbe un passo indietro rispetto all’elezione diretta del Parlamento europeo. La rinuncia a costruire un sistema multi-livello di governo democratico, con la possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentati ed il governo a ciascun livello di potere. La rinuncia alla creazione di una democrazia sovra-nazionale che lascerebbe campo libero ai nazionalismi di ogni tipo: se solo i Parlamenti nazionali sono democraticamente legittimi, perché non rimpatriare tutte le decisioni e le competenze?

Bisogna riconoscere l’interdipendenza europea e la necessità di offrire a livello europeo i beni e le politiche pubbliche necessarie a superare la crisi, che i governi nazionali non riescono a fornire. E la difficoltà di una riforma dei Trattati con l’unanimità delle firme e delle ratifiche, può essere superata, come  mostrano i Tratti sul Fiscal Compact e sul Meccanismo di Stabilità Europea. Le Costituzione americana, svizzera, tedesca e molte altre sono entrate in vigore grazie a una ratifica a maggioranza qualificata degli Stati membri, contrariamente a quanto previsto fino ad allora. La strada maestra non può che essere questa, magari abbinata ad un referendum europeo di ratifica di una Costituzione dell’UE o dell’Eurozona che preveda la ratifica se la maggioranza complessiva dei cittadini europei si esprimerà a favore, e se tale maggioranza sarà presente in una maggioranza di Paesi, lasciando agli altri la possibilità di concordare forme diverse di integrazione nel quadro dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.

In ogni caso il controllo democratico rispetto a decisioni europee che tengano conto dell’interesse europeo, non può che venire da una constituency europea. Molto meglio immaginare un Parlamento dell’Eurozona composto dai parlamentari europei eletti nei Paesi dell’Eurozona, che dai parlamentari nazionali. Le prossime elezioni europee, con i candidati alla presidenza della Commissione presentati dalle varie forze politiche, possono rappresentare l’avvio di un dibattito europeo su quale Europa e quale Eurozona i cittadini europei desiderano e su come arrivarci.

– Roberto Castaldi