Gli Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi!

Le responsabilità dell’Italia nella crisi europea

E’ molto facile dare la colpa alla Germania per quanto sta accadendo all’Europa. Ma la verità dei fatti è più complicata di così. Siamo tutti pronti a individuare le colpe in chi agisce e perciò stesso corre il rischio di sbagliare: ma come la mettiamo con coloro che non agiscono o, peggio, che agiscono fregandosene delle conseguenze prevedibili delle loro azioni?

L’Italia ha enormi responsabilità nella crisi europea e nello sciagurato modo di gestirla che hanno adottato i governi nazionali (fra i quali la Germania ha un peso determinante). Fra i tre maggiori Stati dell’Eurozona, l’Italia è lo Stato più libero da retaggi di cultura “sovranista” (l’idea secondo cui la sovranità nazionale è intoccabile e sacra) e quello più debole e incentivato dai fatti a favorire il processo di unificazione europea. Eppure l’Italia brilla per assenza di responsabilità – spesso per genuina irresponsabilità – negli ultimi vent’anni di storia europea.

I problemi dell’Euro nascono dalla mancanza di un governo democratico europeo a fianco della moneta unica. Questo vizio fondante (rimediabile!) è frutto di scelte fatte e sancite mentre in Italia scricchiolava e poi finiva la prima Repubblica – il sistema politico italiano cadeva in un vuoto di potere proprio mentre si decideva il destino dell’Europa a inizio anni ’90 e l’Italia ha dovuto poi accontentarsi di rincorrere l’entrata nell’Euro così com’era e ha potuto pesare poco sulle scelte di assetto politico dell’Europa.

Dal 1999 al 2009 (i primi dieci anni della moneta unica), la moneta unica ha significato enormi risparmi annuali per le casse degli Stati europei con alto debito pubblico: miliardi di € risparmiati ogni anno grazie ai bassi tassi di interesse da pagare sul debito, dovuti alla fiducia nella moneta unica (cioè nella Germania…). Nonostante questo, dal 1999 al 2009 l’Italia ha avuto in prevalenza governi che hanno aumentato la spesa pubblica. Il Paese ne è uscito delegittimato, ma la sua classe politica ha potuto illudere comodamente i cittadini-elettori: da un lato spendeva allegramente i risparmi dovuti all’entrata nell’Euro, dall’altro rigettava su “l’Europa” la colpa di ogni misura elettoralmente dannosa.

Allo scoppio della crisi europea nel 2009, l’Italia è perciò stata da subito il vero problema nascosto: un paese troppo grande per essere salvato, con il terzo debito pubblico al mondo cresciuto persino nei dieci anni di “vacche grasse” dovute all’Euro (oltre ai bassi tassi di interesse, l’Euro ci ha protetto dal vero e proprio aumento shock del prezzo del petrolio a inizio 2000), con una classe politica smarrita e ampiamente delegittimata. Le responsabilità negative dell’Italia hanno pesato nel ritardo con cui si è intervenuti per salvare la Grecia (facendo lievitare il costo del salvataggio e rendendolo quasi impossibile). Le responsabilità negative dell’Italia pesano nella scelta di utilizzare la sola “austerità” per contrastare la crisi: l’Italia delegittimata e inaffidabile ha perso il suo ruolo di mediazione e di proposta, favorendo una gestione della crisi in balìa dei puri rapporti di forza fra Stati.

Oggi l’Italia è in grado di provocare il suicidio dell’Europa e di se stessa. Ma per ciò stesso è in grado di pesare in modo decisivo per risolvere le contraddizioni che minano l’unità monetaria. Basta recuperare dignità, coesione e lucidità attorno all’unico obiettivo realistico: dare un governo federale all’Eurozona, superare la logica intergovernativa, dire basta alla retorica dei paesi ricchi contro paesi poveri, dei paesi responsabili contro paesi irresponsabili. In Europa ci sono europei poveri ed europei ricchi, europei oppressi ed europei eccessivamente privilegiati: è a questo livello che bisogna mettere in moto meccanismi di redistribuzione e solidarietà. Il resto sono discorsi buoni per un secolo fa: 1914.

Il cambiamento è possibile, ma basta con la miopia nazionale!

occhiali per la miopia lieve Gli occhiali per la miopia lieve

Le vicende politiche italiane degli ultimi mesi, con il tragi-comico fallimento della coalizione di centro-sinistra, mostrano che quando la lotta politica rimane incanalata esclusivamente all’interno del quadro politico nazionale essa degenera immediatamente in pura lotta di potere, di fazioni di partito “l’un contro l’altre armate”.

Il perché è semplice. Nel quadro politico nazionale non esistono più gli strumenti politici per il ‘governo del cambiamento’. E’ sparito non solo il governo della moneta, ma anche quello di bilancio e della politica economica in generale, ‘migrati’ a livello europeo, dove però non c’è un governo democratico e legittimato dal voto popolare.

Perciò succede che a livello nazionale si può solo parlare e straparlare di ‘cambiamento’, di ‘sviluppo’, ma non lo si può fare, perché le chiavi del potere di fare queste cose stanno a Bruxelles e non a Roma. E’ questo il vero motivo di fallimento della politica: l’essere rimasta solo nazionale, mentre i problemi da risolvere sono sempre più europei.

La conseguenza è che i partiti nazionali si scontrano tra di loro solo ed esclusivamente attorno al feticcio del potere nazionale, che non risolve i problemi, ma garantisce a chi lo detiene una bella rendita di posizione. Per questo lo scontro tra di essi è fortissimo: è in discussione il loro potere allo stato puro, la loro esistenza, la loro sopravvivenza come partiti, come carriera personale dei leader.

La politica nazionale può funzionare correttamente solo se, accanto ad essa, nasce una politica europea che pone traguardi ed obiettivi da raggiungere. Ad esempio, quando venne posto il traguardo dell’euro, la società e la classe politica italiana diedero vita ad un grande dibattito, aspro, ma costruttivo e democratico e le forze politiche si divisero allora secondo chiare e definite posizioni, pro o contro, ma senza le lacerazioni cui assistiamo invece ora.

Oggi è necessario che si ponga un nuovo ed ambizioso traguardo: la nascita di un ‘governo democratico europeo’, espressione cioè del voto dei cittadini europei, dotato delle risorse necessarie per avviare un grande “Piano di sviluppo sostenibile e per l’occupazione”.

Occorre dunque il ‘governo’ e la ‘democrazia’, ma sul piano europeo, perché solo a quel livello il ‘cambiamento’ diventa credibile.

Allora anche la politica nazionale potrà uscire dal marasma  in cui oggi si trova. Potrà sviluppare un dibattito, aspro e costruttivo, ma attorno a quale Europa è necessaria, quale sviluppo è necessario, quale cambiamento è possibile. E le forze politiche in Italia si collocheranno attorno a queste scelte, europee e concrete, non attorno alle “intese”, più o meno larghe, dettate dalla logica della sopravvivenza del potere personale di Tizio o Caio.

LA POLITICA NAZIONALE E’ IN AGONIA.

LA POLITICA PUO’ RINASCERE SOLO CON UN GOVERNO ED UNA DEMOCRAZIA EUROPEA

Antonio L., Gallarate

Portare l’Europa all’unità democratica: una grande missione che può ricompattare l’Italia

Una classe politica allo sbando ha costretto il Presidente Giorgio Napolitano a rimanere al suo posto. Un comandante non abbandona la nave che rischia il naufragio. E cercherà di salvarla grazie all’ancoraggio europeo.

L’unità europea e la visione federalista di Spinelli sono state la bussola più volte richiamata da Napolitano nel suo primo settennato. Per far superare all’Italia questa crisi servirà certo un governo nazionale, ma servirà soprattutto – in tempi altrettanto brevi – un nuovo modo di governare l’Europa: con un vero esecutivo, legittimato dalle cittadine e dai cittadini europei, in grado di lanciare un grande Piano di investimenti per lo sviluppo sostenibile, unico modo di rilanciare seriamente l’occupazione nel continente.

L’11 maggio tutti in piazza a Firenze per lanciare questo segnale alle forze politiche italiane ed europee! Forza Presidente, i cittadini sono con Lei!

 

Ora basta! Vogliamo una Politica all’altezza dei problemi da affrontare

Torniamo alla vera Politica!
Pensare che problemi di ordine globale possano essere risolti da poteri nazionali è una convinzione anacronistica, che va contro ogni evidenza storica; il mondo corre e si trasforma attorno ad un’Europa divisa e immobile: stati di dimensioni continentali emergono sullo scenario dell’economia globale, vecchie superpotenze cercano di ricostruire il proprio ruolo nel panorama internazionale, nuove sfide si fanno pressanti, dalla gestione della questione climatica alla regolazione transnazionale della finanza.

Oggi i Paesi europei possono decidere se “unirsi o perire”, se creare l’Unione politica per cambiare le carte sul tavolo dei poteri mondiali oppure rifugiarsi in un miraggio di indipendenza e superiorità che fa germogliare una cattiva politica fatta di populismo e miopie. Ogni miraggio, però, prima o poi è destinato a scontrarsi con la realtà, e la crisi economica, la disoccupazione ed i crescenti conflitti sociali nel Vecchio continente ne sono una prova.

Dobbiamo tornare alla Politica vera, profonda, quella che usa i poteri a vantaggio della Società. Una società che oggi, nel mondo globalizzato, è l’umanità intera! Noi possiamo e dobbiamo sentirci parte di questa – della nostra – umanità, esserne i custodi e batterci per il suo futuro, per questo l’11 maggio manifesteremo a Firenze!

Viva la vera Politica, viva gli Stati Uniti d’Europa!
Claudia M., Bassano del Grappa

Basta dare colpe agli altri! Cambiare l’Europa dipende anche da te

Ai problemi della crisi, ai mali endemici italiani pare proprio che non ci sia soluzione; debito, disoccupazione, criminalità organizzata, corruzione. E’ sufficiente ascoltare un qualunque dibattito televisivo per avere l’impressione che la politica nazionale sia impotente di fronte a problemi più grandi di lei.

Pensare che questa impotenza sia determinata esclusivamente dall’attaccamento alla poltrona, all’anagrafe dei politici, al “magna magna” quasi naturale di parlamentari e ministri italiani sarebbe una risposta giusta soltanto a metà. Sono passati 5 anni dalla crisi e ancora nemmeno una minima luce in fondo al tunnel è visibile; nel frattempo il welfare state viene smantellato, l’istruzione squalificata e la dignità dei cittadini italiani presa a bastonate dall’impotenza di fronte alla povertà.

Smettiamo di giocare alla ricerca del capro espiatorio e alziamo gli occhi! Il tunnel finirà solo quando comprenderemo che lo stato nazionale ci sta stretto, che è ormai inadeguato ad affrontare qualsiasi crisi che non provenga dal proprio ombellico.
Italiani è tempo di scuotersi! Se crediamo che un cambiamento sia possibile, se crediamo che un futuro più roseo sia un nostro diritto è tempo che ognuno di noi faccia la propria parte.
L’unico modo per vincere la crisi e la povertà – non quella di un lontano paese visto in TV, ma la realistica possibilità di perdere tutto quello che negli ultimi 60 anni è stato costruito – è l’unità dei popoli europei. L’Europa nacque per creare la pace tra gli europei; oggi questo progetto deve compiersi affinché in Italia e in Europa regnino la pace sociale e intergenerazionale.
L’11 maggio io sarò in piazza a Firenze a manifestare per la democrazia europea, per gli Stati Uniti d’Europa; ci sarò per il mio e il nostro futuro. Tu ci sarai?
Massimo V., Firenze

Basta con l’austerità! Vogliamo un piano europeo di sviluppo sostenibile e per l’occupazione

Il continente europeo si trova di fronte a una crisi economica, politica e sociale che ci ricorda quella del 1929. Questa crisi cominciata nel 2007 con la bolla dei mutui subprime e generata dal turbo-capitalismo finanziario globale sta minando le basi del progetto europeo.

Di fronte a uno scenario di disgregazione e di graduale impoverimento dei cittadini europei i governi nazionali dal 2008 ad oggi, nonostante decine di incontri nei Consigli europei, non sono riusciti a proporre soluzioni all’altezza della grave situazione in cui ci troviamo. Il Fiscal Compact ha ridotto le ricette dei governi per salvare l’Europa alle sole politiche di austerità aggravando la recessione in atto piuttosto che migliorarla.

Per superare la crisi occorre un piano europeo straordinario di sviluppo sostenibile e per l’occupazione in grado di rianimare l’esangue economia europea. Tale piano potrà essere finanziato con risorse proprie come la carbon tax, la tassa sulle transazioni finanziarie e l’emissione di euro-obbligazioni garantite dal bilancio stesso.

I governi nazionali, riuniti nel Consiglio europeo di febbraio 2013, hanno pensato bene di ridurre il già risicatissimo bilancio europeo per il periodo 2014-2020. Il Parlamento europeo ha bocciato tale proposta nella sessione di marzo 2013 ed ha così riaperto i giochi. La decisione del Consiglio europeo potrà essere ribaltata se il Parlamento europeo avrà il sostegno dei cittadini europei. A tal fine è importante che i cittadini europei facciano sentire la propria voce a favore di un bilancio europeo adeguato e dotato di risorse proprie.

Senza un piano di sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile che può far ripartire l’economia europea su basi nuove e che può fare da contrappeso alle sole politiche di austerità la situazione continuerà ad aggravarsi inesorabilmente con l’aumento dell’euroscetticismo, il rafforzamento di tendenze e comportamenti neo-nazionalisti e populisti ma anche una diffusa ostilità verso l’Unione europea.

L’unico antidoto per recuperare il consenso dei cittadini al progetto di unità europea passa da una partecipazione popolare a un percorso costituente per la costruzione di un’Europa democratica, federale e sociale. La manifestazione di Firenze per gli Stati Uniti d’Europa potrà diventare un passaggio importante in tale direzione solo con il tuo sostegno e la tua partecipazione.

La primavera della democrazia europea riparte da Firenze. Non mancare l’appuntamento. Segna la data: 11 maggio 2013!

Nicola V., Genova

Questo è solo l’inizio: la primavera dell’Europa inizia da Firenze

Lamentarsi non basta, rinnegare l’Europa è suicida: pretendiamo la piena democrazia a livello europeo!

In questi mesi, la discussione internazionale su come rilanciare la democrazia e costruire una vera politica europea all’altezza della crisi e dei problemi globali è andata avanti in molte direzioni, ma manca una voce importante, la più importante di tutte: quella dei cittadini europei!

I vertici europei dei Capi di Stato e di Governo non rappresentano i cittadini europei, rappresentano i rapporti di forza tra i vari poteri nazionali. Ma i problemi che sono chiamati a risolvere sono europei e non nazionali: noi pretendiamo che ci venga riconosciuta la nostra sovranità di europei!  Come europei dobbiamo poter giudicare, scegliere e partecipare alla vita politica del continente. Serve una vera primavera europea che nasca dal basso e che porti alla costruzione dell’Europa democratica e federale. Per alzare la “voce” in modo più diretto e forte abbiamo finalmente un’occasione imperdibile: una grande manifestazione di piazza l’11 maggio a Firenze!!

Federica M., Torino

Basta con l’Europa dei governi, vogliamo il governo democratico dell’Europa!

Uscire dalla crisi dipende da noi: facciamo sentire la nostra voce – Firenze, Piazza dell’Indipendenza, 11 maggio 2013 ore 15

Tutti i giorni ci dicono che “l’Europa” impone di fare questa o quella politica, questo o quel sacrificio. Ma quale Europa? Quella dei capi di Stato e di governo nazionali, che si sono riuniti più di venti volte in tre anni senza trovare uno straccio di soluzione alla crisi economica e sociale che metterà in gioco l’intero continente? NON CHIAMATELA EUROPA, quella è solo la camera di compensazione degli interessi nazionali – è l’Europa INTERGOVERNATIVA, in cui nessuno fa l’interesse di noi cittadini europei ma ciascuno fa l’interesse delle proprie rendite di potere a livello nazionale.

QUESTA CRISI NON HA SOLUZIONE NELL’AMBITO NAZIONALE. L’Europa intergovernativa non è Europa, è la demenza senile di sistemi di potere che sono fuori dalla storia dal 1914, da quando hanno cominciato a dimostrare la loro incapacità di affrontare in modo efficace i problemi dello sviluppo. Diciamo BASTA ai compromessi, pretendiamo un governo pienamente democratico per l’Europa – le istituzioni europee sono dei cittadini europei. Non si esce da questa crisi senza gli Stati Uniti d’Europa.